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Montesacro, estate senza Sessantotto: niente prato a chi lo ha liberato da rovi e siringhe

L'area abbandonata da 30 anni bonificata e restituita al quartiere dai proprietari del locale, ma quest'anno il Municipio non cederà loro lo spazio. Clienti e frequentatori in rivolta:#arpratononsitocca

Il cancello serrato, dietro l’inferriata i rovi e l’erba alta e incolta a nascondere cumuli di rifiuti e montagne di siringhe arrivate li probabilmente dal vicino SERT: così si presentava fino all’inverno scorso il parco di Montesacro, quello spicchio verde accanto al Ponte Nomentano, ritrovo per tossicodipendenti e area da almeno trent’anni lasciata al proprio destino.


A liberare quello spazio pubblico dai segni, evidenti, dell’abbandono e dell’incuria i proprietari del Sessantotto, associazione culturale con sede al civico n.4 di via di Montesacro.


La domanda per la concessione al Municipio allora IV, poi il patrocinio da parte dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, capitanato da Dino Gasperini, e un’estate di musica e divertimento regalata al quartiere.


Il Sessantotto, nome da rivoluzione per chi vuole stravolgere il significato di movida: non serate tra eccessi, schiamazzi e frastuono, ma momenti di svago da passare tra musica, cocktail e iniziative culturali come le lezioni di tango o un semplice telescopio dal quale scrutare la luna piena.


Al Sessantotto – tra tavolini nati da materiali riciclati e sdraio da giardino – non mancano nemmeno il tavolo da ping pong e l’intramontabile biliardino: un ritrovo per diverse generazioni, punto di aggregazione per centinaia di persone alla ricerca di un luogo familiare e piacevole, esempio di come grazie ad idee innovative anche un angolo degradato possa essere recuperato e restituito al quartiere.


Giorni fa però, per i proprietari del locale e per migliaia di frequentatori, l’amara sorpresa: il Sessantotto “ar prato”, come li tutti lo chiamano, non ci sarà.
Nel settembre scorso la comunicazione da parte del Municipio di mettere l’area a bando affinchè tutti, nella massima trasparenza, potessero partecipare ad una gara per accaparrarsi quello spazio portato in auge dal Sessantotto. Dopo mesi di rimpalli tra Piazza Sempione, Roma Natura e Servizio Giardini, lunedì una mail ha avvisato i proprietari del locale – che a gennaio tra mille peripezie avevano presentato nuovamente domanda di concessione – che l’area richiesta non è fra quelle che il Municipio intende concedere.


Una doccia fredda considerando l’imminenza della stagione estiva e il progetto che Francesco, Alessandro, Federico e Steeve avevano in mente per il Parco: uno schermo per vedere i mondiali in compagnia, dirette radiofoniche prestigiose e la sponsorizzazione da parte di una grande azienda che avrebbe permesso di poter realizzare in quell’area anche la recinzione e qualche altro lavoro di manutenzione senza utilizzare soldi pubblici.


“Un luogo che è divenuto la casa estiva di molti” – spiega a RomaToday Francesco, uno dei proprietari del locale, sottolineando anche come il Sessantotto abbia sempre dimostrato di aver rispettato non solo le regole ma anche e soprattutto il quartiere: “46 controlli in 86 giorni e nemmeno un verbale”.


“Dopo nove lunghi mesi di chiacchiere in cerca di una soluzione, oggi non possiamo che arrenderci al volere del nostro Municipio, prenderne atto e rispettarne le decisioni. Poco utile dirvi che non condividiamo questa scelta per tantissimi motivi, tra cui proprio la mancanza di un vero e proprio motivo, o che siamo convinti che stare in quel prato sia un diritto nostro, vostro e di tutto il quartiere” – hanno scritto sul profilo del Sessantotto comunicando a tutti i frequentatori, divenuti ormai amici, la decisione di Piazza Sempione.


Da qui la mobilitazione spontanea e sincera del web: la pagina facebook “Io sto col Sessantotto” arrivata a quasi 800 like in poche ore, l’hashtag #arpratononsitocca e un vero e proprio mail bombing verso il Presidente del Municipio III, Paolo Marchionne.
Adesso il Sessantotto dovrà cercare un’altra area per far rivivere quell’esperienza che accanto al Ponte Nomentano trova ormai le porte chiuse: “Visti i tempi cortissimi la cosa sembra quasi impossibile”.

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“Quasi”, appunto, perché niente può sembrare difficile per chi ha liberato un prato pubblico da rovi, immondizia e siringhe restituendolo ai cittadini e regalando al quartiere un punto di ritrovo, un luogo di aggregazione dove divertirsi in nome di quella movida “rivoluzionaria”.

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