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Municipio III verso la sfiducia: Capoccioni fa la voce grossa, De Vito l'aiuta

La minisindaca: "Vediamo se firmeranno mozione, contro di me solo rivalsa personale"

In Municipio III, investito dalla crisi del M5s a governo del territorio, si alzano i toni dello scontro politico. A rispondere alla mozione di sfiducia redatta e sottoscritta dai tre consiglieri ex grillini Burri, Digiacinti e Scamarcia è stata la stessa minisindaca Capoccioni che, con un post al veleno, ha accusato i suoi tre vecchi portavoce di agire non per motivazioni politiche ma spinti da un presunto senso di "rivalsa personale". 

L'attacco della minisindaca agli ex grillini

"Con una manciata di preferenze: Francesca Burri 130, Donatella Di Giacinti 77 e Valerio Scamarcia 67 intendono far cadere l'attuale Giunta eletta con 46.375 voti" - ha scritto la presidente che, forse troppo adirata, per semplificare il proprio pensiero ha commesso qualche errore tanto grossolano quanto grave. 

La Giunta infatti non è eletta ma nominata, i voti degli elettori, e le eventuali preferenze espresse, determinano la composizione del Consiglio ossia l'assemblea rappresentativa di tutto il territorio nella quale i consiglieri, in linea con la Costituzione, esercitano la loro funzione senza "vincolo di mandato".

Niente dimissioni all'orizzonte

Ma il messaggio di Capoccioni è comunque chiaro e diretto: niente dimissioni all'orizzonte.

"Mi è stata notificata la sfiducia firmata da tre consiglieri eletti nel M5S e poi migrati nel gruppo misto. Il motivo, sia ben inteso, non è politico. Non potrebbe esserlo dato che Giunta e gruppo consigliare si sono attenuti in maniera scrupolosa al programma sottoposto al vaglio degli elettori: niente cemento, nessun debito fuori bilancio, massima attenzione alle fasce più fragili della popolazione. Il motivo è esclusivamente di rivalsa personale, ed ha origine - sostiene la minisindaca - in seguito all'archiviazione da parte del PM della querela di cui tanto si sono vantati sui social". 

La querela archiviata dal PM

Il riferimento è a quella presentata dalla consigliera Francesca Burri nel maggio scorso e che la Procura ha archiviato appena quattro mesi dopo.

"L'ennesimo tentativo di rivalsa che probabilmente trae a sua volta origine dalla netta bocciatura della candidatura a Presidente del Municipio da lei avanzata e che ha collezionato un rotondissimo zero preferenze da parte degli aventi diritto al voto" - ha incalzato la presidente che poi ha sfidato il resto dell'opposizione. 

Mozione di sfiducia: servono altre 10 firme per l'approdo in Aula

Per arrivare in Aula infatti la mozione di sfiducia per ora firmata solo dai tre ex grillini, secondo quanto dispone il Regolamento del Municipio, ha bisogno di almeno altre dieci sottoscrizioni.

"Lo scontro cercato ed esclusivamente voluto da loro arriverà all'epilogo: vedremo se gli altri esponenti dell'opposizione, dopo essersi alleati per eleggere il nuovo Presidente del Consiglio del Municipio, apporranno la loro firma alla sfiducia rendendosi complici nell'utilizzo della politica ai fini personali di queste persone disattendendo - dice la minisindaca eletta al ballottaggio con il 63% dei voti - la volontà popolare".

De Vito blinda Capoccioni

A blindare la presidente Capoccioni e la sua Giunta anche il presidente dell'Assemblea Capitolina, Marcello De Vito che a Montesacro, proprio come la candidata alla Regione Roberta Lombrardi, ha la propria roccaforte. 

"Tutta la mia solidarietà a Roberta Capoccioni per la mozione di sfiducia presentata nei suoi confronti da tr fuoriusciti dal M5s, per di più eletti con un pugno di voti, per motivazioni che non hanno nulla a che vedere con la politica. Anziché dimettersi, hanno avuto anche questo coraggio. Una vergogna" - ha scritto il consigliere comunale.

 "I cittadini romani, a partire dagli oltre 53000 che ti hanno votato, - si legge nel post dedicato alla minisindaca del III - sono stanchi di chi usa la politica come un autobus per le proprie, vane e sterili ambizioni personali ovvero di atti (come questo) che non rispettano la volontà popolare emersa dalle urne. Roberta hai fatto e stai facendo un lavoro straordinario, insieme alla giunta ed al gruppo dei consiglieri. Siamo tutti al tuo fianco!" - l'attestato di stima di De Vito. 

Dunque il M5s romano, almeno quello lombardiano, blinda Capoccioni rimasta senza numeri, senza due commissioni permanenti su sei e di recente pure senza presidenza dell'Aula. Un Cinque Stelle assediato quello di Montesacro. Eppure in concreto, al momento, nulla sembra muoversi. 

Rischia di naufragare il feudo lombardiano

Bisognerà infatti vedere se gli altri consiglieri di opposizione, proprio i dieci necessari per portare la mozione di sfiducia in Aula, decideranno, presenti e compatti, di porre fine anzitempo alla loro carica in quel di Piazza Sempione dando così l'ultima decisiva spallata alla compagine della minisindaca. Un eventuale tragico epilogo per il governo Capoccioni e per il M5s romano che potrebbe veder naufragare il feudo lombardiano proprio all'alba delle regionali. 
 

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