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Donne vestite da ancelle: a Montesacro "passeggiata rumorosa" contro ddl Pillon

L'iniziativa venerdì 8 marzo: prima il volantinaggio al mercato di Valmelaina, poi il corteo verso Piazza Sempione

foto: Centro Donna LISA - manifestazione a Roma

Prima il volantinaggio al mercato di Valmelaina, poi la "passeggiata rumorosa" per le vie del Montesacro fino a Piazza Sempione: è questa l'iniziativa organizzata dal gruppo Terzo in Genere di 'Grande come una Citta', con la collaborazione del Centro Donna L.I.S.A., Associazione Lab Puzzle e Csa Astra, per protestare contro il ddl Pillon, il disegno di legge che modifica le norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità. 

A Montesacro "passeggiata rumorosa" contro ddl Pillon

Venerdì 8 marzo attiviste e attivisti si ritroveranno alle ore 10.30 tra i banchi di via Giovanni Conti per un volantinaggio "di informazione e opposizione nei confronti del ddl Pillon", poi la passeggiata attraverserà via di Val Melaina, piazzale Jonio, piazza Conca d'Oro, viale Tirreno per giungere infine a Piazza Sempione. 

Da Valmelaina a Piazza Sempione sfilano le "ancelle"

"Alcune donne - si legge sulla pagina facebook di Centro Donna L.I.S.A.- saranno vestite da ancelle per sottolineare la pericolosità di questo ddl che porterebbe ad un arretramento dei diritti fondamentali delle donne". 

Le attiviste si uniranno poi al corteo romano di 'Non una di meno' che partirà alle 17 da piazza Vittorio.

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Commenti (1)

  • Ci credo che protestano, se passasse il DDL ci sarebbero troppi INTERESSI (non diritti) di queste "signore" a venire meno. Ovviamente gli INTERESSI delle madri sono prioritari rispetto i DIRITTI dei BAMBINI a mantenere comunque DUE figure genitoriali in caso di separazione o divorzio. Nel caso specifico si avrebbe: 2 – equilibrio tra entrambe le figure genitoriali e tempi paritari Nel ddl si dice (articolo 11) che «indipendentemente dai rapporti intercorrenti tra i due genitori» il minore ha diritto a mantenere «un rapporto equilibrato e continuativo con il padre e la madre, a ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambe le figure genitoriali e a trascorrere con ciascuno dei genitori tempi adeguati, paritetici ed equipollenti, salvi i casi di impossibilità materiale». I figli dovranno dunque trascorrere almeno dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, con ciascun genitore, a meno che non ci sia un «motivato pericolo di pregiudizio per la salute psico-fisica» dei figli stessi. Non solo: i figli avranno il doppio domicilio «ai fini delle comunicazioni scolastiche, amministrative e relative alla salute». 3 – mantenimento in forma diretta senza automatismi Oltre che il tempo, si prevede che anche il mantenimento sia ripartito tra i due genitori. Il mantenimento diventa dunque diretto (ciascun genitore contribuirà per il tempo in cui il figlio gli è affidato) e il piano genitoriale dovrà contenere la ripartizione per ciascun capitolo di spesa, sia delle spese ordinarie che di quelle straordinarie. Si precisa che andranno considerate sempre «le esigenze del minore, il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori, i tempi di permanenza presso ciascun genitore, le risorse economiche di entrambi i genitori e la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore». Fermo il doppio domicilio dei minori presso ciascuno dei genitori, si aggiunge che il giudice può stabilire che i figli mantengano la residenza nella casa familiare, indicando in caso di disaccordo quale dei due genitori può continuare a risiedervi. Se la casa è cointestata, il genitore a cui sarà assegnata la dovrà versare all’altro «un indennizzo pari al canone di locazione computato sulla base dei correnti prezzi di mercato». Non può invece «continuare a risedere nella casa familiare il genitore che non ne sia proprietario o titolare di specifico diritto di usufrutto, uso, abitazione, comodato o locazione e che non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio». 4 – alienazione genitoriale Il ddl vuole contrastare la cosiddetta “alienazione parentale” o “alienazione genitoriale”, intesa come la condotta attivata da uno dei due genitori (definito “genitore alienante”) per allontanare il figlio dall’altro genitore (definito “genitore alienato”). Nella scheda di presentazione del ddl al Senato si dice che «nelle situazioni di crisi familiare il diritto del minore ad avere entrambi i genitori finisce frequentemente violato con la concreta esclusione di uno dei genitori (il più delle volte il padre) dalla vita dei figli e con il contestuale eccessivo rafforzamento del ruolo dell’altro genitore». Gli articoli 17 e 18 del ddl dicono dunque che se il figlio minore manifesta «comunque» rifiuto, alienazione o estraniazione verso uno dei genitori, «pur in assenza di evidenti condotte di uno dei genitori» stessi, il giudice può prendere dei provvedimenti d’urgenza: limitazione o sospensione della responsabilità genitoriale, inversione della residenza abituale del figlio minore presso l’altro genitore e anche il «collocamento provvisorio del minore presso apposita struttura specializzata». Di alienazione genitoriale si parla anche all’articolo 9, quando si dice che il giudice può punire con la decadenza della responsabilità genitoriale o con il pagamento di un risarcimento danni le «manipolazioni psichiche» o gli «atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento». E si parla di «ogni caso ove (il giudice, ndr) riscontri accuse di abusi e violenze fisiche e psicologiche evidentemente false e infondate mosse contro uno dei genitori».

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