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TMB Salario liquidato in quattro righe: nel programma non c'è chiusura

Nelle linee programmatiche del M5s del Municipio III sulla questione previsto solo "un osservatorio di informazione". La minisindaca Capoccioni: "Non abbiamo competenze dirette, chiusura è utopia. Questa Amministrazione non racconta bugie"

Nelle linee programmatiche del Municipio III non c'è la chiusura del TMB Ama di via Salaria. Nelle 21 pagine del documento, che pure appare nutrito e ambizioso, la scottante questione del sito al 981 della consolare romana viene liquidata in quattro righe, o più esattamente quattro righe e una parola. 

Un paragrafetto senza storia e senza futuro: completamente dimenticati i cinque anni di battaglie dei cittadini e delle due consiliature precedenti, reali e convinte seppur con l'obiettivo mancato e una grossa promessa disattesa. 

L'unica proposta avanzata nelle linee programmatiche del M5s in Municipio III è quella della "creazione di un osservatorio di informazione, sensibilizzazione e confronto sulle problematiche di inquinamento generate dall'impianto TMB di via Salaria composto da esponenti delle forze politiche, del Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale, dall'AMA, della Regione, dell'Arpa, della Asl Roma 1, dei Comitati di Quartiere, delle Associazioni del settore e dei cittadini". Come se tale strumento già non esistesse. 

Davvero troppo poco, un impegno più che minimo nullo su una delle questioni di maggior rilevanza per il territorio: quattro righe che - se non fosse per le molteplici azioni intraprese da Comitati e Istituzioni nel tempo - sembrerebbero riportare il Municipio III indietro di cinque anni. 

Eppure, nell'ambito della discussione in Aula, ieri l'occasione per guardare oltre "l'osservatorio di informazione, sensibilizzazione e confronto" c'è stata: il Partito Democratico ha chiesto di sostituire l'intera frase elaborata dai 'grillini' con  "chiusura dell'impianto concertata con le Amministrazioni capitolina e regionale". Poche parole, una riga in tutto, che sicuramente non avrebbero cambiato nell'immediato il futuro del TMB Ama di via Salaria e di quel sofferente quadrante della Città ma che almeno avrebbero potuto attestare, nero su bianco, la ferma volontà del Municipio che, seppur senza alcuna competenza diretta, rimane sempre l'organo di prossimità, quello più vicino ai cittadini e in grado di porsi come tramite rappresentativo e autorevole tra loro e le istituzioni superiori. E invece no: emendamento bocciato e nessuna traccia, nemmeno verbale, della volontà di chiudere l'impianto. 

"Questo è uno dei temi più spinosi che ci avete lasciato. Speravamo che le precedenti consiliature risolvessero la questione e invece nulla. Quello del Tmb è un problema che ci sta a cuore: la volontà espressa oggi è quella di istituire un tavolo con tutte le parti in causa" - ha detto Roberto Monaldi, capogruppo del M5s, nella dichiarazione di voto contraria all'emendamento del Pd. 

"Se sul tema le linee sulle quali si orienterà il Municipio III da qui al 2021 sono solo queste appaiono banali e riduttive. Bisogna aggiungere l'obiettivo della chiusura: uno scopo che va detto e palesato e nel quale la maggioranza alla guida del territorio deve credere fermamente così come tutti al governo o in opposizione, pur avendo poi fallito, ci hanno creduto nelle precedenti consiliature" - la replica dell'ex minisindaco Paolo Marchionne che anche in fase elettorale ha pagato, e non poco, quella chiusura entro il 31 dicembre del 2015 annunciata e poi mai arrivata,

Una questione sulla quale è intervenuta categorica anche la Presidente del Municipio III, Roberta Capoccioni, presente pure all'ultima gremita assemblea dei Comitati a Largo Labia: "L'emendamento chiede di inserire nelle linee programmatiche qualcosa di utopistico perchè il Municipio sulla questione non ha competenze. Scrivere 'chiusura' sarebbe una bugia e nel nostro programma non vogliamo mentire: al momento - ha concluso il minisindaco - scriviamo quanto in nostro potere". 

Da Piazza Sempione dunque la volontà di non dare alcuna falsa speranza agli abitanti del quadrante di Villa Spada e Fidene che mai - tra illusione, disillusione e una lotta che appare contro i mulini a vento - hanno però abbandonato la battaglia

Una non-posizione e una rinuncia a priori, quelle del Municipio III, che si scontrano pure con i trascorsi dell'attuale Assessore all'Ambiente, Domenico D'Orazio, sempre in prima fila con il Comitato di Quartiere Serpentara nella battaglia contro il TMB e quei miasmi che li rendono ostica la vita. 

Un non rischiare per non fallire che si traduce nella censura di un obiettivo finale e importante che nelle linee programmatiche, espressione delle massime ambizioni di un'Amministrazione, sarebbe stato importante inserire, non per illudere i cittadini, ma per dare un segnale e un indirizzo chiaro da parte di un'istituzione, quella di prossimità, che ha l'autorevolezza per farlo.

Perchè, se è vero che il Municipio non ha le strette competenze in materia, ha almeno il dovere di crederci e provarci proprio come si è impegnato a fare in merito al consumo di suolo che pure vede tra i suoi insormontabili ostacoli storici e scellerati PRG oltre a diritti acquisiti. 
 

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