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Piazza Minucciano, “palazzine il male minore”. Ma i cittadini non ci stanno

Assemblea infuocata sul cambio di destinazione d'uso chiesto per un intervento nell'area del Nuovo Salario: "Abitazioni saranno insostenibili". Il Presidente: "Centro commerciale devastante per la zona"

Confronto duro e serrato tra cittadini e Municipio nell’assemblea pubblica su Piazza Minucciano e sul cambio di destinazione d’uso – da commerciale a residenziale – a cui un intervento privato nell’ambito del Programma di Recupero Urbano “Fidene-Valmelaina” potrebbe andare incontro.
Non più un centro commerciale da 55mila metri cubi ma sei palazzine da 6 piani l’una: questa la prospettiva per l’area del Nuovo Salario nel caso la proposta sulla variante passasse in Campidoglio.


Chiara intanto la posizione di Piazza Sempione con la maggioranza intenzionata a dare parere favorevole alla proposta di delibera: un ‘via libera’ non vincolante ma di cui il Comune terrà certamente conto visto che l’ultima commissione urbanistica capitolina sul tema è slittata proprio a causa del giudizio mancante del Montesacro.
 

CENTRO COMMERCIALE DEVASTANTE - “Ad oggi la scelta di non costruire affatto non c’è. Ho sempre pensato che l'intervento più devastante per questa zona sarebbe stato un centro commerciale, esperienze che nel nostro territorio hanno portato alla desertificazione e al sorgere di veri e propri quartieri dormitorio” – ha detto durante l’incontro il Presidente del Municipio III, Paolo Marchionne, spiegando dunque la scelta di dare l’ok al residenziale.
 

PIU’ ONERI CONCESSORI - Nelle valutazioni della Giunta di Piazza Sempione anche la cifra degli oneri concessori – 17milioni di euro circa – che il costruttore, l’imprenditore e proprietario de ‘Il Tempo, Bonifaci’, verserebbe nelle casse capitoline: “Una cifra nettamente superiore rispetto a quella prevista nel caso il tutto rimanesse invariato”. Soldi – hanno tenuto a specificare – che poi verrebbero spesi per le opere del Piano di Recupero Urbano di riferimento.
 

CITTADINI CONTRARI - Ma i cittadini non sembrano aver gradito. In tanti è forte la convinzione che quel centro commerciale non verrà mai realizzato: tirarlo su sarebbe infatti troppo rischioso vista la crisi e soprattutto la diretta concorrenza della vicinissima Galleria Porta di Roma.
 

IL COMMERCIALE NON SI FARA’ - “Dal 2006 il costruttore dispone del permesso per l’uso commerciale ma non ha mai fatto nulla, nemmeno le opere a scomputo previste. A questo punto è lecito chiedersi che cosa stia aspettando per costruire  se non un cambio verso il residenziale” – sottolinea un residente di Piazza Minucciano sostenendo inoltre che per la proposta di delibera sul cambio di destinazione d’uso non ci sarebbero né i presupposti formali né quelli sostanziali.


“Perché – racconta carte alla mano - la mozione del Comune su cui poggia, e che fu presentata con urgenza nel 2010, è una vera e propria falsità, comprese le fantomatiche consultazioni cittadine”.


CARICO URBANISTICO INSOSTENIBILE - A sollevare dubbi sulla bontà del residenziale in quel quadrante anche Elio Pirotti, ex professore universitario di Urbanistica: “55mila metri cubi commerciali producono 11mila metri quadri, dal residenziale ne scaturirebbero il 40% in più. Le palazzine porterebbero un carico urbanistico insostenibile per la zona” – ha spiegato il docente sottolineando come i PRU dovrebbero cessare di essere ‘eterni’ ed evidenziando come i benefici per i cittadini siano praticamente inesistenti.

"Il Comune da ciò guadagna solo molti euro ma al quartiere e ai cittadini che cosa ne viene? Non c'è un vantaggio per la collettività”.

NO ALLA VARIANTE - Dunque per gli abitanti – sorretti anche dagli interventi degli altri Comitati di Quartiere del territorio – la soluzione migliore è che tutto rimanga così com’è.

Di questo avviso anche il Presidente del Consiglio del Terzo, Riccardo Corbucci, che voterà ‘No’ al cambio di destinazione d’uso: “Questo è un intervento che rischia di innescare parabole a catena che potrebbero portare altre costruzioni in un territorio già martoriato dalla cementificazione”.

I riferimenti sono chiari: in ballo ci sono ancora i progetti sulle case dell’Aeronautica Militare, le costruzioni di Casal Boccone e le ‘torri’ di Bufalotta.

Il parere favorevole dovrà adesso essere discusso e votato in Aula: il Consiglio è stato convocato per martedì alle 16.

TOTO VOTO - L’esito si giocherà sul fil di lana. Le opposizioni – NCD, Fratelli d’Italia, Movimento 5 Stelle e FI – voteranno probabilmente un ‘No’ compatto, a loro si aggiungeranno il Presidente del parlamentino e sicuramente i colleghi di maggioranza Maccaroni (PD) e Cascapera (Centro Democratico). Attesa per la scelta di SEL, ieri presente con entrambi i consiglieri Milita e Lucidi, e per la decisione di qualche altro Democratico ancora indeciso.

“Il voto tuttavia – hanno tenuto a sottolineare dagli scranni della maggioranza – sarà libero per tutti visto il tema delicato e importante com’è il cemento il Terzo Municipio”.

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