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Parco delle Sabine, volontari unico argine all'abbandono: i prati riprendono vita

Operazioni di sfalcio e manutenzione da parte dell'Associazione Volontari del Parco delle Sabine: "La vera gioia è vedere bambini riappropriarsi del verde"

foto: Associazione Volontari del Parco delle Sabine

Guanti da lavoro, rastrelli, sacchi dell'immondizia, tagliaerba, decespugliatori e tanta buona volontà: questi gli elementi a supporto dei cittadini dell'Associazione Volontari Parco delle Sabine impegnati nei giorni scorsi nella manutenzione di parte dei prati del polmone verde del Municipio III.

Un Parco, al centro pure di un contenzioso tra Roma Capitale e costruttori, ancora in carico a questi ultimi che nel tempo è sprofondato in uno stato di abbandono assoluto tra ettari devastati dagli incendi e addirittura laghi prosciugati.

Ad arginare sporcizia ed erbacce i soliti volontari: gruppi impegnati nella parte di Largo Labia e in quella su via Carmelo Bene. Proprio qui negli scorsi giorni si è concentrata l'azione di alcuni cittadini a lavoro due o tre volte a settimana con tagliaerba e decespugliatori per donare decoro a quei prati altrimenti interdetti alla collettività.

Nel corso degli interventi, oltre allo sfalcio e alla piantumazione di nuove alberature, pure il recupero di un tronco caduto di recente: il legno è stato dipinto e decorato a mano ed è diventato un palo di benvenuto installato all'ingresso del Parco delle Sabine. 

Operazioni, quelle dei volontari, che hanno permesso dunque di restituire qualche ettaro di prato alla comunità di quel quartiere, soprattutto ai bambini e agli amici a quattro zampe: "Non sappiamo quanti ettari di prato abbiamo sfalciato, ma iniziano ad essere tanti. Che poi la gioia più grande è vedere bambini e cani che corrono e giocano felici e spensierati proprio dove noi abbiamo operato" - hanno scritto dall'Associazione Volontari del Parco delle Sabine assicurando come la loro azione non si fermerà. 

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Una vicenda, quella dei 147 ettari di verde tra Fidene e Serpentara, che attende comunque una soluzione istituzionale definitiva ed efficace affinchè la cura di quei prati da parte dei volontari possa essere valore aggiunto e non, come ora, l'unico argine a incuria e abbandono. 
 

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