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Parco delle Sabine vuole salvare il suo lago: "Prosciugato nel silenzio del Comune"

I volontari si mobilitano per far tornare in vita lo specchio d'acqua diventato "pozzanghera malsana"

Da una parte il verde incolto e selvaggio, dall'altra, quella più vicina alle palazzine residenziali, porzioni di prato curato grazie alla fatica e alle risorse dei residenti da anni impegnati nel tentativo di tamponare il progressivo ed inesorabile declino del Parco delle Sabine

Il declino di Parco delle Sabine

Già perchè quei 140 ettari che si estendono tra Fidene e Serpentara, sono da sempre ostaggio del contenzioso tra il Comune, che non avendoli presi ancora in carico non interviene, e la società costruttrice di recente fallita. Nel mezzo di questo braccio di ferro un intero quartiere, una grande parte della città privata di un polmone verde dovuto. 

Giardini chiusi, viottoli impercorribili, grandi praterie abbandonate che d'estate si arrendono agli incendi non senza pericoli per chi abita quella zona, nata per essere immersa nel verde e ad oggi mestamente inabissata tra opere di urbanizzazione incomplete, disservizi e incuria.

Il lago diventato "pozzanghera malsana"

Negli anni "sparito" anche il lago nel cuore del Parco delle Sabine: uno specchio d'acqua un tempo vanto del quartiere, una gemma incastonata nel panorama bucolico di cui tutti li vorrebbero godere e che invece oggi, come già denunciato da abitanti e associazioni, è poco più che "una pozzanghera malsana". 

Il declino di Parco delle Sabine: così il lago diventa "pozzanghera"

Nel pieno dell'estate 2016 anche l'intervento dei volontari dell'Enpa che muniti di retini, vasche e stivali hanno recuperato e liberato in zona protetta molti dei pesci sopravvissuti. Per gli altri la moria nel laghetto prosciugato

Un patrimonio che adesso gli abitanti vogliono salvare. Domenica 10 febbraio, richiamati dall'associazione Tutela Parco delle Sabine, si ritroveranno a bordo lago per pulirlo e "per dare un segnale alle istituzioni". 

L'accusa: "Prosciugato nel silenzio del Comune"

"C'era una volta il laghetto del Parco delle Sabine. C'erano pesci, tartarughe e veniva utilizzato dagli uccelli migratori. Poi la società Porta di Roma, per bieco calcolo, decise di interrompere l'alimentazione e l'irrigazione in tutto il parco senza che il Comune di Roma e il Dipartimento Tutela Ambientale battessero ciglio: era la fine del 2014" - ricordano dall'associazione che da anni si batte per il completamento del parco e per la sua consegna a Roma Capitale. 

Da qui la giornata indetta per salvare il laghetto "perduto" del Sabine. "Vogliamo che l'alimentazione e l'irrigazione siano ripristinate per salvaguardare un pezzo importante di parco e anche gli ingenti investimenti pubblici" - la richiesta che arriva dai volontari. 
 

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